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Dopo circa un'ora, il mare diventa più calmo. Dopo un'altra ora, il vento è talmente calato che le onde si sono appiattite.

Tre ore dopo, lei si azzarda ad aprire la cupola.

Il blocco si libera con un clic. La copertura si muove, ronzando. Un freddo gelido la sferza. Guarda fuori e vede un dorso emergere in lontananza e sparire subito. Non è un'orca quella che si avvicina; è qualcosa di più grande. Emerge e scompare una seconda volta, stavolta molto più vicina, l'imponente coda esce dall'acqua.

Una megattera.

Deve chiudere la cabina tubolare? Ma che cos'ha da contrapporre alle to

La gobba si leva un'altra volta dal grigio mare increspato. L'animale è enorme. Rimane sulla superficie dell'acqua, vicinissima alla barca. Passa così vicina a Karen che le basterebbe allungare la mano per toccare la testa intaccata e coperta d'incrostazioni. La balena si volta su un fianco e il suo occhio sinistro osserva per qualche secondo la piccola do

Karen ricambia lo sguardo.

Il fiato della balena si scarica rumorosamente. Poi l'animale s'immerge senza provocare una sola onda, sparisce nell'acqua grigia e diventa solo un ricordo.

Karen si aggrappa al bordo della cabina tubolare.

Non ha attaccato.

La balena non le ha fatto niente.

Quasi non riesce a crederci. La testa le rimbomba. Le orecchie le ronzano. Mentre continua a fissare l'acqua, sente il rimbombo e il ronzio avvicinarsi. Non è nella sua testa. Proviene dall'aria e diventa un rumore assordante, vicinissimo. Karen volta la testa.

L'elicottero è sopra l'acqua.

Alcune persone si accalcano al portellone laterale. Ci sono soldati e qualche civile. Uno si sbraccia verso di lei. Un uomo la cui bocca è spalancata nel disperato tentativo di superare il fragore dei rotori.

Alla fine ce la farà, ma per il momento la macchina trionfa.

Karen piange e ride contemporaneamente.

È Leon Anawak.