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E sul Deepflight 3 c'era Johanson, in equilibrio precario, con indosso una tuta di neoprene.
Ponte di volo
Samantha Crowe non ce la faceva più.
Sì, il cuoco pakistano aveva le sigarette, ma per il resto non era di grande aiuto. Se ne stava accucciato a frignare e non era in grado di elaborare uno straccio di piano. A dire la verità, neppure Samantha sapeva che cosa fare. Guardava sbigottita le fiamme che divampavano, ma odiava anche soltanto l'idea di arrendersi. Dopo aver trascorso a
Improvvisamente si sentì un boato. Sull'isola si allargò una nuvola incandescente, che esplose come se fosse un fuoco d'artificio. Un'ondata di violente vibrazioni attraversò il ponte di coperta, poi alcune fontane di fuoco saettarono verso Samantha e il cuoco.
Urlando, l'uomo balzò in piedi, fece un salto indietro, inciampò e cadde fuori bordo. Samantha cercò di afferrare il suo braccio teso. Per qualche istante, il cuoco la fissò, col volto deformato dal terrore, poi cadde nell'abisso. Colpì il portellone di poppa inclinato, ve
Era in mezzo alle fiamme. L'asfalto bruciava tutt'intorno a lei. Il calore sembrava insopportabile. Solo la parte di dritta era stata risparmiata dalle fiamme. Per la prima volta, Samantha sentì nascere dentro di sé una vera disperazione. Non c'era più speranza. Al massimo poteva ritardare la morte, nient'altro.
Il calore la costrinse a spostarsi indietro. Corse verso destra, dove c'era il raccordo dell'elevatore esterno.
Che doveva fare?
«Sam!»
Adesso aveva anche le allucinazioni! Qualcuno aveva gridato il suo nome? Impossibile.
«Sam! Samantha!»
No, non era un'allucinazione. Qualcuno stava gridando il suo nome.
«Qui!» urlò. «Sono qui.»
Si guardò intorno, con gli occhi sgranati. Da dove proveniva la voce? Sul ponte di volo non vedeva nessuno.
Poi comprese.
Con cautela, per non cadere, si chinò oltre il bordo. L'aria era piena di fumo, tuttavia vide chiaramente sotto di lei la piattaforma inclinata dell'elevatore esterno.
«Sam?»
«Qui! Qui in alto!» Urlava fino a sputare l'anima. Qualcuno arrivò di corsa sulla piattaforma e sollevò la testa.
Era Anawak.
«Leon!» gridò. «Sono qui!»
«Mio Dio, Sam.» La fissò. «Aspetta. Resta lì, vengo a prenderti.»
«E come, ragazzo mio?»
«Salgo.»
«Non si può più salire», gridò lei. «Qui è tutto in preda delle fiamme. L'isola, il ponte di volo… C'è un inferno di fuoco che farebbe impallidire qualsiasi film catastrofico.»
Anawak correva nervosamente avanti e indietro. «Dov'è Murray?»
«Morto.»
«Dobbiamo andarcene, Sam.»
«Grazie per l'attenzione che mi riservi.»
«Sei sportiva?»
«Come?»
«Sai saltare?»
Samantha lo fissò. Sportiva! Oh, santo cielo. Un tempo lo era stata. In un'epoca lontana della sua vita, prima di scoprire le sigarette. E quelli erano almeno otto metri, forse dieci. Senza contare che l'inclinazione della piattaforma aveva formato una sorta di scivolo.
«Non lo so.»
«Neanch'io. Hai un'idea migliore che possa funzionare nel giro dei prossimi dieci secondi?»
«No.»
«Possiamo andarcene col batiscafo.» Anawak allargò le braccia. «Forza, salta! Ti prendo io.»
«Scordatelo, Leon. È meglio se ti sposti.»
«Smettila di arringare il popolo e salta!»
Samantha lanciò un'ultima occhiata al di sopra della propria spalla. Le fiamme si avvicinavano. La attaccavano, lingueggiavano fameliche verso di lei. Chiuse per un momento gli occhi e li riaprì.
«Arrivo, Leon!»
Ponte a pozzo
Dove diavolo era Anawak?
Johanson stava accucciato sul batiscafo, che ondeggiava lievemente, e guardava nell'acqua nera della chiusa: finora non era comparso nulla che facesse pensare agli yrr. In fondo, però, a che scopo? Perché avrebbero dovuto attaccare ancora? Dovevano soltanto aspettare che la nave affondasse. Gli yrr avevano distrutto anche l'Independence.
I cinque minuti erano passati.
Forse poteva andarsene. C'era un altro batiscafo a disposizione di Leon e di Samantha.
E Shankar?
Allora sarebbero stati in quattro. Non poteva andar via. Se Anawak fosse arrivato con Samantha e Shankar, avrebbero avuto bisogno di entrambi i batiscafi.
Cominciò a canticchiare la Prima sinfonia di Mahler.
«Sigur!»
Johanson sobbalzò. Un dolore paralizzante gli frustò la parte superiore del corpo e gli tolse il respiro. Proprio dietro all'imbarcazione, sul molo, c'era Judith Li e gli puntava contro una pistola. Di fianco a lei c'erano due tubi sottili.
«Scenda, Sigur. Non mi costringa a spararle.»
Johanson afferrò il cavo cui era appeso il Deepflight. «Perché dice 'costringere'? Pensavo che si divertisse.»
«Scenda.»
«Mi vuole minacciare, Jude?» Fece un sorriso asciutto, mentre i suoi pensieri correvano all'impazzata. Doveva trattenerla. Improvvisare. Bluffare, fare il possibile fino all'arrivo di Anawak «Al suo posto non sparerei, altrimenti può dire addio alla sua immersione.»
«Che intende?»
«Questo lo vedrà.»
«Parli.»
«Parlare è noioso. Forza, generale comandante Li. Non sia così schizzinosa. Mi spari e lo scoprirà.»
Lei esitò. «Cos'ha messo nel batiscafo, maledetto idiota?»
«Sa che le dico?» Con grande fatica, Johanson si rialzò. «La aiuterò a rimettere tutto a posto, però prima mi deve spiegare una cosa.»
«Non c'è tempo.»
«Già. Che stupido.»
Judith Li lo fulminò con un'occhiata furiosa. Abbassò l'arma. «Avanti, chieda.»
«La domanda la conosce già. Perché?»
«Dice sul serio?» Judith Li sbuffò. «Provi un po' a sforzare il suo cervello così sviluppato. Dove crede che sarebbe il mondo senza gli Stati Uniti d'America? Noi siamo l'unico elemento di stabilità rimasto. Esiste un solo modello duraturo per il successo nazionale e internazionale, un modello reale e valido senza limiti per ogni persona in ogni società: quello americano. Non possiamo permettere al mondo, né alle Nazioni Unite, di risolvere il problema degli yrr. Essi ha
«Nelle mani di quelli che le sappiano usare al meglio.»
«Esatto.»
«Ma questo è ciò cui abbiamo lavorato tutti, Jude! Non siamo dalla stessa parte? Potremmo arrivare a un accordo con gli yrr. Potremmo…»
«Ma non ha ancora capito? La possibilità di un accordo ci è preclusa. Contraddice gli interessi del mio Paese. Noi, gli Stati Uniti, dobbiamo arrivare a quelle conoscenze e nel contempo impedire ad altri di arrivarci. Non c'è alternativa: bisogna liberare il mondo dagli yrr. Anche solo una coesistenza sarebbe l'ammissione della nostra sconfitta, una sconfitta dell'umanità, della fede in Dio, della fiducia nella nostra egemonia. Ma la cosa peggiore di una coesistenza è che porterebbe a un nuovo ordine mondiale. Rispetto agli yrr, saremmo tutti uguali. Ogni Paese che possiede una tecnologia sviluppata potrebbe comunicare con loro. Tutti cercherebbero di speculare, di stringere alleanze con loro, di entrare in possesso delle loro cognizioni, e magari qualcuno prima o poi riuscirebbe persino a sconfiggerli. E arriverebbe a dominare il pianeta.» Fece un passo verso di lui. «Capisce? Quella cosa laggiù dispone di una biotecnologia che noi oggi non ci sognamo neppure. Con lei si può entrare in contatto solo per via biologica, così in tutto il mondo diventerebbe legittimo continuare gli esperimenti coi microbi. Non possiamo permetterlo. Non c'è alternativa, è necessario distruggere gli yrr, e deve farlo l'America! Non possiamo permetterlo a nessuno, nemmeno a quegli smidollati dell'ONU, in cui ogni straccione ha un posto e il diritto di voto.»
«Lei è incredibile», commentò Johanson, tossendo. «Ma che razza di persona è?»
«Sono una persona che crede in Dio…»
«Lei è in pieno delirio di o
«E la mia patria!» gridò Judith Li. «E lei a che cosa crede? Io so in cosa credo. Solo gli Stati Uniti d'America riuscira
«E a stabilire una volta per tutte quali sono i ruoli, vero?»
«E allora? Il mondo vuole sempre che gli Stati Uniti facciano il lavoro sporco, e lo stiamo facendo anche adesso! Ed è giusto così! Non possiamo permettere che il mondo condivida il sapere degli yrr, quindi dobbiamo distruggerli e preservare quel sapere. Così saremo definitivamente noi a guidare la storia di questo pianeta e nessun dittatore, nessun regime che non ci sia amico potrà mettere in discussione questa egemonia.»
«Lei intende a
Judith Li digrignò i denti. «Oh, voi scienziati vi riempite la bocca con argomenti simili. Non avete mai creduto che questo nemico si potesse sconfiggere e neppure che il suo a
«Lei è l'unica che vuole dominare. Ed è una povera pazza. Come crede di dominare i vermi e impedire che…»
«Prima avveleniamo gli uni, poi gli altri. Quando non avremo più gli yrr tra i piedi, il campo sarà libero.»
«Lei avvelena l'umanità.»
«Sa una cosa, Sigur? Ridurre il numero degli esseri umani può avere anche i suoi vantaggi. A dire la verità, il pianeta potrebbe trarre profitto dal diventare più… spazioso.» Socchiuse le palpebre. «E ora si tolga dai piedi.»
Johanson non si mosse. Si te
«Non ci credo.»
«Allora non le resta che correre il rischio.»
Judith a
Sollevò la pistola e sparò. Johanson cercò di scansarsi, ma sentì la pallottola penetrare nello sterno. Un'ondata di freddo e di dolore lo investì.
Quella stronza aveva sparato.
Gli aveva sparato.
Le sue dita si staccarono dal cavo, una alla volta. Barcollò, cercò di dire qualcosa, si girò e cadde bocconi nella cabina tubolare del pilota.
Elevatore esterno
Nel momento in cui vide saltare Samantha, Anawak dubitò che sarebbe andata bene: lei scalciava in aria, ma si era gettata troppo a sinistra. Anawak si lanciò all'indietro, spostandosi contemporaneamente di lato, allargò le braccia e sperò che l'impatto non li spedisse entrambi in mare.
Benché fosse minuta, Samantha lo colpì con la forza di un autobus in corsa.
Anawak cadde sulla schiena, con Samantha sopra. Scivolarono sul piano inclinato, strillando. Lui cercò di spingere i tacchi contro il pavimento, ma la sua testa sbatté contro l'asfalto. Era la seconda volta in quel giorno che faceva un'esperienza sgradevole sull'elevatore, e sperava intensamente che fosse l'ultima.
Si fermarono appena prima del bordo.
Samantha lo fissò. «Tutto bene?» gli chiese con un filo di voce.
«Mai stato meglio.»
Lei si staccò da Anawak, cercò di alzarsi, ma ricadde. «Non ce la faccio.»
Anawak saltò in piedi. «Che c'è?»