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Il giorno seguente si alzò presto. Alle sei era sveglio e, dopo essere rimasto per un po' a fissare il basso tetto della cuccetta, aveva deciso di andare alla Davies Whaling Station.
Nuvole rosa sfilavano lungo l'orizzonte e il cielo cominciava lentamente a schiarirsi. Nell'acqua, liscia come uno specchio, si riflettevano le montagne vicine con tonalità scure, le case, le barche. Di lì a poche ore sarebbero apparsi i primi turisti. Anawak andò sino alla fine del pontile dov'era ormeggiato lo zodiac, si appoggiò al parapetto di legno e guardò per un po' il mare aperto. Amava quella piacevole sensazione della natura che si sveglia prima degli uomini. Lì non c'era nessuno che lo infastidisse. Quelli come l'insopportabile fidanzato di Susan Stringer erano a letto e tenevano la bocca chiusa. Verosimilmente anche Alicia Delaware dormiva… il so
E poi c'era Jack Greywolf.
Le sue parole riecheggiavano nella mente di Anawak. Forse Greywolf era un perfetto idiota, ma purtroppo era riuscito ancora una volta a mettere il dito nella piaga.
Osservando due piccoli pescherecci, Anawak rifletté se era il caso di chiamare Susan e convincerla a uscire in mare con lui. Greywolf non aveva mentito: erano state avvistate le prime megattere. Evidentemente arrivavano alla spicciolata, con grande ritardo. La cosa in sé era positiva, però non spiegava dove si fossero cacciate per tutto quel tempo. Forse sarebbero riusciti a identificarne qualcuna. Susan aveva fiuto, senza contare che la sua compagnia gli piaceva. Era una delle poche persone che non tirava mai in ballo la storia delle sue origini, indagando se era indiano oppure asiatico. O chissà cosa.
Samantha Crowe l'aveva fatto. Strano, a lei avrebbe potuto raccontare tutto. Ma la ricercatrice del SETI stava per partire.
Tu pensi troppo, Leon.
Anawak decise di non svegliare Susan e di andare da solo. Entrò nella stazione e mise in una borsa impermeabile il laptop, la telecamera, il binocolo, il registratore, l'idrofono, le cuffie e un cronometro. Poi prese una barretta di müesli, due lattine di tè freddo e portò tutto sul Blue Shark. Guidò lentamente il gommone scoppiettante attraverso la laguna e accelerò solo quando si fu allontanato a sufficienza dalle case. Lo zodiac sfrecciava, con la prua sollevata, e il vento colpiva il viso di Anawak, spazzando i pensieri cupi.
Senza passeggeri e fermate intermedie, procedeva molto velocemente. Dopo meno di venti minuti, scorse un gruppo di minuscole isole che spuntavano dal mare argentato, mosso da onde lunghe e distanziate, e proseguì a velocità ridotta. Anawak stava all'erta, cercando di non farsi scoraggiare. Le megattere erano state avvistate, senza dubbio. E non erano quelle stanziali, bensì le transienti, provenienti dalla Bassa California e dalle Hawaii.
Giunto al largo, Anawak spense il motore e fu immediatamente avvolto da un silenzio assoluto. Aprì una lattina di tè freddo, bevve e poi si mise a prua col binocolo.
Passò quasi un'eternità prima che qualcosa facesse capolino, ma il dorso scuro sparì subito.
«Fatti vedere. Lo so che sei lì», sussurrò Anawak.
Perlustrava attentamente l'oceano. Per alcuni minuti non accadde nulla. Poi, poco più in là, dall'acqua emersero due figure lisce, a breve distanza l'una dall'altra. Sui loro dorsi si levavano bianche nuvole di vapore, simili a fumo denso. La loro comparsa fu accompagnata da un rombo, simile a una serie di colpi di fucile. Anawak fissava quello spettacolo con gli occhi spalancati.
Megattere.
Scoppiò a ridere, felice. Come tutti gli esperti, era in grado di riconoscere la specie soltanto dal getto.
Nei grandi cetacei, il ricambio dell'ossigeno coinvolgeva ogni volta alcuni metri cubi di aria. Quella che avevano nei polmoni veniva compressa ed espulsa regolarmente dallo sfiatatoio. Una volta uscita, si allargava, si raffreddava e si condensava in una sorta di vaporizzazione. Forma e altezza del getto variavano anche all'interno della stessa specie, a seconda del tempo d'immersione e delle dimensioni. Pure il vento giocava un certo ruolo. Ma quelle erano senza ombra di dubbio le caratteristiche nuvole di condensa del getto delle megattere.
Anawak accese il laptop e avviò il programma. Aveva salvato le schede di centinaia di cetacei che passavano regolarmente in quella zona. Per i profani, era quasi impossibile riconoscere la specie o addirittura il singolo individuo, da quel poco che i cetacei tenevano fuori dall'acqua, senza contare che, spesso, la visuale era resa difficile dal mare grosso, dalla nebbia, dalla pioggia o dalla luce abbagliante del sole. Tuttavia ogni animale aveva segni caratteristici. Il modo più facile per identificarli era osservare le pi
Era pressoché sicuro che fossero due vecchie conoscenze.
Dopo un po', i dorsi neri riemersero. Prima, appena visibili, comparvero i piccoli rilievi con gli sfiatatoi. Poi si sentì il fischio quasi simultaneo alla vaporizzazione dell'espirazione. Gli animali non s'inabissarono subito, ma fecero emergere ancora di più i dorsi, mostrando le pi
Velocissimo, prese il binocolo e cercò di scorgerne la parte inferiore, ma non ci riuscì. Non importava. Erano arrivate. La prima dote di un osservatore di balene è la pazienza. Inoltre c'era ancora tempo prima dell'arrivo dei turisti. Aprì la seconda lattina e addentò la barretta di müesli.
In breve tempo, la sua pazienza ve
Dimenticò i cinque dorsi e rimase a bocca aperta.
Il cranio della megattera si era levato dai flutti senza fare rumore. Era così vicino da sfiorare il bordo dell'imbarcazione. Usciva dall'acqua di quasi tre metri e mezzo, la bocca chiusa e corrugata ricoperta di crostacei balani ed escrescenze. Al di sopra della bocca, un occhio grande come un pugno fissava il passeggero dello zodiac. Al di sopra delle onde si vedevano gli attacchi delle imponenti pi
La testa sembrava immobile come una roccia.
Era il benvenuto più impressionante che Anawak avesse mai avuto. Gli era capitato più di una volta di vedere quegli animali da vicino. Si era avvicinato a loro in immersione, li aveva accarezzati e vi si era aggrappato. Li aveva persino cavalcati. Capitava spesso che balene grigie, megattere e orche emergessero con la testa vicino alle imbarcazioni per esaminarle e controllare il territorio.
Ma quella volta era diverso.
Sembrava quasi che fosse la megattera a osservare Anawak, non il contrario. E non era interessata allo zodiac. Il suo occhio, collocato tra palpebre rugose come quelle degli elefanti, fissava esclusivamente la persona sul gommone. Sott'acqua, la sua vista era acutissima, ma la marcata curvatura dei cristallini la conda
Lentamente, per non spaventare l'animale, lui allungò la mano e gli accarezzò la pelle liscia e umida. La megattera non fece neppure ce
«Dove sei stata per così tanto tempo?» chiese a bassa voce.
Un tonfo appena percepibile arrivò dall'altra parte dello zodiac. Anawak si voltò appena in tempo per vedere un'altra testa levarsi. La seconda megattera era un po' più piccola, ma altrettanto vicina. Anch'essa fissava Anawak.
Lui non provò neppure ad accarezzare l'altro animale.
Che cosa volevano?
Cominciò a sentirsi a disagio. Era insolito, per non dire bizzarro, sentirsi osservato. Una cosa simile non gli era mai capitata. Tuttavia, si chinò sulla borsa, tirò fuori in fretta la fotocamera digitale, la sollevò e disse: «Non muovetevi».
Forse aveva commesso un errore. Se era così, era la prima volta nella storia del whale watching che le megattere mostravano un'esplicita avversione per le macchine fotografiche. Come dietro comando, le due teste gigantesche tornarono a immergersi. Sembravano due isole che sprofondano in mare. Un leggero gorgoglio, qualche bolla… e Anawak era di nuovo solo in quell'immensità rilucente.
Si guardò intorno.
Il sole era ormai sorto e, tra le montagne, si stendeva la foschia. La piatta superficie del mare si tingeva di blu.
Non c'erano megattere.
Anawak ansimò. Solo in quel momento si rese conto che il cuore gli batteva all'impazzata. Rimise la macchina fotografica nella borsa, riprese il binocolo, poi cambiò idea. I suoi nuovi amici non potevano essere lontani. Prese il registratore, si mise le cuffie e lasciò scivolare lentamente in acqua l'idrofono. I microfoni subacquei erano così sensibili da riuscire a cogliere anche il rumore delle bolle d'aria in risalita. Sentì fruscii e rimbombi, ma nulla che potesse essere ricondotto alle megattere. Anawak attese il loro caratteristico verso. Non sentì nulla.
Infine riportò a bordo l'idrofono.
Dopo un po', a una certa distanza scorse le nuvole del respiro vaporizzato. Ma non le seguì. Che gli piacesse o no, era giunto il momento di rientrare.
Mentre tornava a Tofino, immaginò la reazione entusiasta dei turisti se quello spettacolo si fosse ripetuto. Ne avrebbero parlato a tutti. La Davies e le sue balene ammaestrate. Sarebbero stati sommersi dalle richieste.
Fantastico!
Lo zodiac avanzava sulle acque tranquille, e lo sguardo di Anawak si posò sulle foreste vicine.
Forse un po' troppo fantastico.