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«Lo so! Ma la teoria è semplicemente fantastica», dichiarò Rubin con voce sempre più stridula. Ogni volta che parlava a lungo, si facevano sentire le conseguenze della stretta alla gola di Greywolf. «Spiegherebbe tutto. Intanto avremmo la consapevolezza che quella cosa nella cisterna è effettivamente il nostro nemico. Avremmo gli yrr sotto gli occhi. E io sono sicuro che sono loro! Stamattina siamo stati testimoni di avvenimenti eccezionali. Quella cosa ha esaminato un robot subacqueo, e il modo in cui l'ha fatto non aveva nulla a che vedere con un comportamento istintivo o con la curiosità animale. Era pura intelligenza cognitiva! La spiegazione di Anawak deve essere giusta. Il modello al computer fatto da Karen Weaver funziona.»
«E ne consegue…» sospirò Vanderbilt, asciugandosi la fronte sudata.
«Che la possibilità dipende dall'anomalia.» Rubin spalancò le braccia. «Anche gli enzimi riparatori commettono errori. Raramente, è vero, ma ogni diecimila riparazioni ne saltano una. Una coppia di basi che non è riportata nelle condizioni originali. È poco, ma basta perché qualcuno venga al mondo come emofiliaco, col cancro o con la faringe aperta. Noi ci vediamo dei difetti, ma è la prova che il principio di riparazione non ha valore assoluto.»
Judith Li si alzò e prese a misurare a passi lenti la sala. «Quindi lei è convinto che gli esseri unicellulari e gli yrr siano la stessa cosa? Abbiamo trovato i nostri nemici?»
«Ci sono due limitazioni», disse rapidamente Rubin. «Primo, dobbiamo risolvere il problema del DNA. Secondo, ci deve essere qualcosa di simile a una regina. Il collettivo può essere intelligente quanto vuole, ma quello che abbiamo nella cisterna è solo la parte esecutiva del tutto.»
«Una regina? Come dobbiamo immaginarla?»
«Identica e nel contempo diversa. Prenda le formiche. Anche la regina è una formica, ma particolare. Dipende tutto da lei. Gli yrr sono esseri che vivono in colonia, un insieme di microrganismi. Se Anawak ha ragione, incarnano una seconda via nell'evoluzione verso una vita intelligente, però qualcosa li deve guidare.»
«Quindi se troviamo la regina…» iniziò Peak.
«No.» Rubin scosse la testa. «Non facciamoci illusioni. Potrebbe essercene più di una. Potrebbero essere milioni. E, se sono furbe, non si fara
«Bene, Mick.» Vanderbilt gli fece un magnanimo ce
«Non potevo farci niente», replicò Rubin, dispiaciuto.
«Lei è della CIA, Mick. Nel mio gruppo, una frase del genere non esiste. Ci siamo forse dimenticati di dirglielo quando l'abbiamo presa con noi?»
«No.»
Vanderbilt infilò goffamente il fazzoletto nei pantaloni. «Sono contento di sentirlo. Tra poco, Jude parlerà col presidente. Così potrà dirgli che bravo ragazzo è lei. Grazie per la sua visita. E ora torni nelle miniere di sale!»
Sala riunioni
Samantha Crowe e Murray Shankar sembravano molto meno sicuri rispetto al momento della decifrazione del primo segnale. La squadra era tesa e demoralizzata, non solo per i terribili avvenimenti del ponte a pozzo. Ormai diventava sempre più evidente che nessuno era in grado di comprendere gli schemi di comportamento degli yrr.
«Perché ci mandano dei messaggi e contemporaneamente ci attaccano?» chiese Peak. «Nessun essere umano farebbe una cosa simile.»
«Non stiamo parlando di uomini», interve
«Vorrei tanto capirli.»
«Le ribadisco che non li capirà se segue i princìpi della logica umana», replicò Samantha. «Forse il primo messaggio è stato un avvertimento: 'Sappiamo dove siete'. Comunque sia, è questo che ci ha
«Potrebbe essere una manovra diversiva», propose Sue.
«E a cosa sarebbe servito il diversivo?» domandò Anawak.
«A distrarci.»
«Da cosa? Da quello che ha
«Non è un'ipotesi poi così assurda», interve
«Forse avrebbe dovuto mandare negli abissi qualcosa di diverso dagli esercizi matematici», disse Vanderbilt a Samantha.
Per la prima volta da quando Anawak la conosceva, lei sembrò perdere la calma. Fulminò con lo sguardo il vicedirettore della CIA. «Ha un'idea migliore, Jack?»
«Non è compito mio avere idee migliori, ma suo», sbottò Vanderbilt, pronto all'attacco. «La comunicazione con quelli è responsabilità sua.»
«Con chi? Lei continua a credere che dietro questa storia si nasconda qualche mullah, vero?»
«Se lei manda messaggi che servono soltanto a rivelare la nostra posizione, questo è un problema che deve risolvere lei. Nel suo stupidissimo impulso a onde sonore ha spedito informazioni dettagliate sull'umanità. Ha mandato loro un invito ad attaccarci!»
«Per poter parlare con qualcuno, prima bisogna conoscerlo», ribatté Samantha, acida. «È così stupido da non capirlo? Io volevo sapere chi erano, così ho raccontato loro qualcosa su di noi.»
«I suoi messaggi ci portano in un vicolo cieco…»
«Mio Dio, abbiamo appena iniziato!»
«… proprio com'è un vicolo cieco quella montatura del SETI. Appena iniziato? Auguri. Quanta gente dovrà morire prima che lei riesca a ingranare?»
«Jack!» esclamò Judith Li.
«Questo stupido programma di contatto…»
«Jack, la pianti! Voglio risultati, non litigi. Allora: c'è qualcuno, in questa sala, che ha un risultato?»
«Noi», rispose Samantha, burbera. «Il nocciolo del secondo messaggio è una formula: acqua, H2O. Per quanto riguarda il resto, lo scopriremo, ammesso che nessuno ci stia col fiato sul collo!»
«Anche noi abbiamo fatto un passo avanti», interve
«E noi pure!» interloquì Rubin. «Noi abbiamo fatto un grande passo avanti, grazie… ehm… alla fattiva collaborazione di Sigur e Sue.» Fu costretto a tossire. La sua voce non si era ancora rimessa in. sesto. «Forse vuoi fare tu la relazione, Sue?»
«Non fare tante scene», gli sibilò lei, sottovoce. Poi, a voce alta, disse: «Abbiamo estratto una sostanza odorosa che porta le cellule alla fusione. Dobbiamo ringraziare Sigur, che è riuscito a districarsi nella faticosissima lotta con le mostruose analisi di fase e dei campioni».
Mise un contenitore trasparente sigillato sul tavolo, pieno per metà di un liquido chiaro come l'acqua.
«La sostanza odorosa è qui dentro. L'abbiamo decodificata e la possiamo riprodurre. La ricetta è sorprendentemente semplice. Al momento non sappiamo al cento per cento come restino in contatto quegli esseri laggiù, e neppure chi o che cosa avvii la fusione. Ma, ammesso che ci sia qualcosa a dare l'impulso — per semplicità chiamiamola 'la regina' — rimaneva da risolvere il problema di come si riuniscano miliardi di unicellulari dispersi ovunque e oltretutto privi di occhi e orecchie. Il feromone serve proprio a questo. In sé, l'odore non è particolarmente adatto alla comunicazione sott'acqua, ma un richiamo feromonico funziona benissimo sulle brevi distanze. E, a quanto pare, la comunicazione feromonica delle cellule si limita a questa sostanza odorosa. Non c'è un vocabolario, ma un'unica parola: fusione! E non è neppure chiaro come comunichino tra loro le cellule fuse. È però certo che usano una qualche forma di scambio. Non diversamente da come accade in un computer neurale o in un cervello, ogni unità ha sempre bisogno di messaggeri. In biologia si chiamano ligandi. Quando una cellula vuole comunicare qualcosa, non va a far visita alle altre: manda un messaggio che viene trasportato dai ligandi alle altre cellule. Che a loro volta, come in ogni casa, ha
«Una cosa del genere non potrebbe avvenire con un solo recettore?» chiese Shankar, aggrottando la fronte.
«No. Probabilmente no.» Sue rifletté. «È un sistema ben meditato. Secondo il nostro modello, dobbiamo immaginare ogni cellula degli yrr come un accampamento militare, circondato da un muro di cinta. Se un soldato si avvicina dall'esterno, si riconosce da un segno universale: l'uniforme. Quella dice ai soldati nel campo: 'Sono uno di voi'. Ma noi abbiamo visto abbastanza film di guerra con Michael Caine da sapere che, sotto un'uniforme, si potrebbe nascondere un traditore; inoltre, se uno riesce a entrare, va a finire che spara nel mucchio. Per questo Michael Caine deve presentarsi con un segno di riconoscimento supplementare. Deve conoscere una parola d'ordine. Mi sono espressa in termini carretti dal punto di vista militare, Sal?»
Peak a