Страница 159 из 206
«E più tardi è tornato a prendere un po' d'aria.»
«Sembrava che sul ponte non ci fosse nessuno», si difese lui. «E la vostra gente non ha comunicato nulla in contrario.»
«Ma come, Mick? La sorveglianza non ha detto nulla perché lei non ha fatto nessuna richiesta. Lei ha l'obbligo di chiedere il permesso ogni volta che vuole aprire la paratia. Quelli non potevano comunicarle nulla.»
«Mi dispiace», disse Rubin.
«Per essere onesti, ammetterò che pure qui non tutto ha funzionato secondo i piani. Ci è sfuggita la seconda passeggiata di Johanson sul ponte dell'hangar. Inoltre, preparando la missione, abbiamo commesso l'errore di non installare un sistema di ascolto senza buchi. Per esempio, non sappiamo che cosa si siano detti Sue Oliviera e Sigur Johanson quando ha
«Prometto che non succederà più…»
«Lei è un rischio per la sicurezza, Mick. Un imbecille senza cervello. E anche se non sempre la penso come Jack, stia sicuro che lo aiuterò a gettarla in mare, se si dovesse ripetere una cosa del genere. Mi procurerò un paio di squali e me ne starò a guardare con soddisfazione mentre le strappano il cuore. Ha capito? Io la ucciderò.» Gli occhi acquamarina splendevano nel volto di Judith Li e avevano un'aria amichevole, ma Rubin sospettava che quella do
Aveva paura di lei.
«Vedo che ha capito.» Judith Li gli diede una pacca sulle spalle e tornò dagli altri. «Bene. Contenimento dei da
«A Johanson ne abbiamo iniettati dieci millilitri», rispose Peak. «Una dose maggiore l'avrebbe messo fuori combattimento e non ce lo possiamo permettere. Quella sostanza nel cervello funziona come una gomma per cancellare, ma non c'è garanzia che non ricordi nulla.»
«Quant'è elevato il rischio?»
«Difficile dirlo. Una parola, un colore, un odore… Se il cervello trova un punto di collegamento è in grado di ricostruire tutto.»
«Il rischio è molto elevato», ringhiò Vanderbilt. «Fino a oggi non siamo riusciti a trovare una droga che possa eliminare completamente i ricordi. Sappiamo troppo poco del sistema di funzionamento del cervello.»
«Quindi dovremo tenerlo sotto sorveglianza», disse Judith Li. «Che ne pensa, Mick? Per quanto crede che dipenderemo ancora da Johanson?»
«Oh, siamo molto avanti», esclamò Rubin in tono concitato. Lì poteva recuperare terreno. «Karen Weaver e Leon Anawak ha
«Nel caso, se, forse, potrebbe…» sbuffò Vanderbilt. «Quando avrà quel maledetto strumento?»
«Questo è lavoro di ricerca, Jack», disse Rubin. «Nessuno si è seduto in grembo ad Alexander Fleming per chiedergli di quanto tempo aveva ancora bisogno per scoprire la penicillina.»
Vanderbilt stava per ribattere, quando una do
«Scratch?»
«Così pare. Samantha Crowe ha detto a Shankar che lo ha decifrato.»
Judith Li guardò la console su cui arrivavano le immagini e le conversazioni del CIC. Dalla prospettiva di una telecamera nascosta, si vedevano Shankar, Samantha e Anawak intenti in una conversazione.
«Quindi tra poco riceveremo la notizia», disse. «Va bene. Allora, signori, mostriamo la dovuta sorpresa.»
Combat Information Center
Tutti si accalcavano intorno a Samantha e a Shankar per vedere la risposta. Non più in forma di spettrogramma, ma come rielaborazione visiva del segnale ricevuto il giorno precedente.
«È una risposta?» chiese Judith Li.
«Bella domanda», disse Samantha.
«Che cos'è scratch?» chiese Greywolf, appena arrivato con Alicia al seguito. «Una lingua?»
«Scratch forse sì, ma non di certo la forma in cui è codificato in questo caso», spiegò Shankar. «All'incirca è come il messaggio di Arecibo. Gli uomini sulla Terra non conversano col sistema binario. In fondo, non siamo stati noi a mandare un messaggio nello spazio, ma i nostri computer.»
«Quello che siamo riusciti a scoprire è la struttura di scratch e perché ha lo stesso suono di una puntina trascinata su un disco», interve
«Abbiamo dovuto dilatarlo per poter dividere le singole unità», disse Shankar. «Così lo abbiamo rallentato finché è diventato una serie di singoli impulsi di diversa intensità e lunghezza.»
«Quasi come un alfabeto Morse», disse Karen.
«Pare che funzioni in maniera analoga.»
«E come viene rappresentato?» chiese Judith Li. «Con uno spettrogramma?»
«In parte. Ma non è sufficiente. Visto che si tratta di sentire, allora la cosa migliore è ascoltare realmente qualcosa. Così siamo ricorsi a un trucco simile a quello usato nella rappresentazione delle immagini dei satelliti, quando le riprese radar vengono rese visibili colorandole artificialmente. In questo caso, trasportiamo ogni segnale in base alla sua lunghezza e alla sua intensità su una frequenza che possiamo udire. Teniamo conto anche delle originali altezze delle frequenze. Così abbiamo fatto con scratch.» Samantha diede alcuni comandi con la tastiera. «Quello che abbiamo ottenuto suona così.»
Il suono sembrava quello di un tamburo picchiato sott'acqua. Una sequenza veloce, quasi troppo per poterla seguire completamente, ma indubbiamente composta da impulsi di differente lunghezza e intensità.
«In effetti, sembra un codice», borbottò Anawak. «Che vuol dire?»
«Non lo sappiamo.»
«Non lo sapete?» le fece eco Vanderbilt. «Pensavo che l'aveste decifrato.»
«Non sappiamo che lingua sia», spiegò Samantha in tono paziente. «Non sappiamo se è parlata normalmente. Non abbiamo la minima idea di cosa significhi il segnale scratch ricevuto negli ultimi a
Shankar cliccò su un'icona del computer. Lo schermo si riempì di serie infinite di numeri. Intere colo
«Mio Dio», sussurrò Karen.
«Questo ci dice due cose», affermò Samantha. «Anzitutto che scratch è una sorta di lingua e, con molta probabilità, i segnali scratch contengono complesse informazioni. In secondo luogo — e questo è decisivo! — che gli yrr sono in grado di deformare scratch in modo che per noi abbia un senso. È una prestazione di prima classe. Dimostra che non ci sono per nulla inferiori. Sono in grado non soltanto di decodificare, ma anche di codificare.»
Per un po' rimasero tutti a guardare le colo
«Ma questo cosa prova esattamente?» chiese Johanson, rompendo il silenzio.
«Ma è chiaro», rispose Alicia. «Che laggiù c'è qualcuno che pensa e risponde.»
«Sì, ma un computer non potrebbe dare le stesse risposte?»
«Pensi che stiamo conversando con un computer?»
«Ha ragione», disse Anawak. «Ci mostra che qualcuno ha fatto diligentemente i suoi compiti. È senza dubbio impressionante, ma non è una prova incontestabile dell'esistenza di una vita intelligente e consapevole di se stessa.»
«E chi altri potrebbe aver dato quelle risposte?» chiese Greywolf, entusiasta. «I merluzzi?»
«Certo che no. Ma prova a pensarci. Quello che abbiamo vissuto qui è un contatto tecnicamente perfetto attraverso simboli. Tuttavia da ciò non si può dedurre la presenza di un'intelligenza evoluta. Quando si adatta all'ambiente, un camaleonte porta a termine calcoli di elevata complessità, per così dire. Di fatto non se ne accorge nessuno. Se non si conosce l'effettiva intelligenza del camaleonte, si potrebbe arrivare alla conclusione che esso abbia doti impressionanti per poter gestire un programma che oggi rende il suo aspetto simile a una foglia e domani a una roccia. Bisognerebbe presupporre un'elevata capacità di comprensione, perché esso possa decifrare il codice ambientale e procedere in modo creativo, regolando il proprio codice sulla base di quello.»
«Allora che cos'abbiamo qui?» chiese Alicia, sconcertata. Sembrava quasi delusa.
Samantha ridacchiò. «Leon ha ragione», disse. «La capacità di manipolare dei simboli non fornisce affatto la prova che quei simboli siano anche stati compresi. Il vero spirito creativo si dimostra attraverso la capacità di rappresentazione e la conoscenza delle relazioni all'interno del mondo reale. Attraverso una comprensione profonda. Un computer, per quanto dotato di capacità di apprendimento, non conosce il rapporto con la regola generale, né il comportamento contro la logica; non si mette in confronto con l'ambiente e non fa esperienze. Credo che sia la stessa cosa che ha
«Qui entra in gioco Miss Alien», disse Shankar e sorrise ai presenti.
«Il mio alter ego, Jodie Foster», confermò Samantha. «Devo ammettere che la risposta mi è venuta in mente quando ho pensato al film. La sequenza è un codice. Se lo si sa leggere correttamente, si ottiene un'immagine composta da pixel bianchi e neri, quindi niente di diverso da quello che facciamo col SETI.»
«Spero che non sia Adolf Hitler», disse Rubin.