Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 128 из 206

Anawak ebbe l'impressione che il cuore volesse balzargli fuori dal petto. Era a casa. Era là dove non avrebbe mai voluto tornare. Mentre il Piper rullava verso l'edificio dell'aeroporto, dentro di lui avversione e curiosità si mescolavano con la paura.

Cape Dorset… Coi suoi milleduecento abitanti era definita, un po' con meraviglia e un po' per scherzo, la New York del nord, ed era uno dei principali centri dell'arte inuit.

O, meglio, lo era diventata.

Un tempo non era così.

Cape Dorset… Ki

Prese lo zaino e scese dal Piper.

Un uomo si precipitò verso la coppia. Evidentemente si conoscevano. Il saluto fu calorosissimo, com'era solito tra gli inuit. Nel loro vocabolario c'erano moltissime parole per salutare, ma nessuna per dire «addio». Dicia

«Leon, ragazzo mio. Ma che bel giovane dottore sei».

Anawak si lasciò abbracciare e diede qualche pacca sulle spalle di Akesuk. «Zio Iji, come stai?»

«Come vuoi che stia, con tutto quello che succede? Hai fatto un buon volo? Devi aver viaggiato per un'eternità, chissà dove hai dovuto fare scalo per arrivare qui…»

«Ho dovuto cambiare aereo un paio di volte.»

«Toronto? Montreal?» Akesuk si staccò e lo guardò, raggiante. Anawak notò le fessure tra i denti, tipiche degli inuit. «Montreal, naturalmente. È stato un viaggio lungo, vero? Sono contento. Mi devi raccontare tante cose. Ovviamente starai da me, ragazzo mio, è già tutto pronto. Hai altro bagaglio?»

«No. Ehm, zio Iji…»

«Iji, solo Iji, lascia perdere lo zio. Sei troppo grande per dire zio.»

«Ho prenotato in un hotel.»

Akesuk indietreggiò di un passo. «E dove?»

«Al Polar Lodge.»

Per un secondo il vecchio sembrò deluso. Ma si riscosse subito. «A

«Non voglio crearti disturbo», disse Leon. Sono qui per portare mio padre sotto il ghiaccio, pensò. E per sparire il più in fretta possibile.

«Tu non mi disturbi», disse Akesuk. «Sei mio nipote. Per quanto tempo hai prenotato?»

«Due notti. Credo siano sufficienti, no?»

Akesuk aggrottò la fronte e lo squadrò dall'alto in basso. Poi prese Anawak per un braccio e lo trascinò via. «Ne riparleremo. Hai fame?»

«Eccome.»

«Magnifico. Mary-A

Anawak si lasciava trascinare dallo zio. Davanti all'edificio dell'aeroporto c'erano diversi veicoli parcheggiati. Akesuk si diresse deciso verso un pick-up.

«Metti lo zaino lì dietro. Conosci Mary-A

Anawak s'infilò sul sedile del passeggero e rimase in silenzio. Sembrava che Akesuk avesse proprio deciso di sfinirlo con le chiacchiere. Cercò di ricordarsi se anche prima il vecchio era così logorroico.

Poi comprese che lo zio doveva essere nervoso quanto lui.

Uno taceva. L'altro parlava. Ognuno aveva il proprio modo di reagire.

Imboccarono la strada principale. Cape Dorset era diviso da catene montuose in diverse località. Al Ki

Anawak si chiese se abitasse ancora là. L'avrebbe scoperto tra poco.

Girarono per tutto il paese. Lo zio gli illustrava quasi ogni edificio e, a un certo punto, Anawak comprese che gli stava facendo fare una specie di gita turistica. «Zio Iji, le conosco queste cose», disse.

«Tu non conosci niente. È da dicia

«No.»

«Vedi. E come potresti? È tutto nuovo! E ne abbiamo anche uno più grande. Prima andavamo sempre al Polar Supply Store, non l'hai dimenticato, vero? Là c'è la nuova scuola… Be', non è così nuova, ma per te lo è. Guarda a destra. Quello non lo puoi conoscere: è il salone per le feste Tiktaliktaq. Sai chi è stato qui per ascoltare il 'throat singing' e vedere le danze col tamburo? Bill Clinton, Jacques Chirac e Helmut Kohl… È davvero un gigante quel Kohl, vicino a lui sembravamo degli gnomi, quand'è che è stato qui, aspetta…»

E così via. Visitarono la chiesa anglicana col cimitero in cui doveva essere seppellito suo padre. Anawak vide davanti a una casa una do

E d'un tratto, senza quasi rendersene conto, disse: «Vai al porto, Iji».

Akesuk sterzò bruscamente. Percorsero una strada in ripida pendenza. Case di legno di tutte le dimensioni e di tutti i colori erano distribuite in maniera evidentemente casuale nel paesaggio nero e marrone. Si vedevano alcune aree isolate con l'erba della tundra e, di tanto in tanto, una superficie i

Si fermarono. Anawak scese, percorse il pontile e guardò verso l'acqua azzurra. Akesuk lo seguì per un tratto, ma non si avvicinò.

Il molo era l'ultima cosa che Anawak aveva visto lasciando Cape Dorset. Non con l'aereo, ma con una nave. Aveva dodici a

Dopo cinque minuti, Anawak tornò indietro a passi lenti e risalì sul pick-up senza dire una parola.

«Sì, il nostro vecchio porto», mormorò Akesuk. «Il vecchio porto. Non lo dimenticherò mai. È da qui che te ne sei andato. Ha spezzato il cuore a tutti…»

Anawak gli rivolse uno sguardo tagliente. «A chi si è spezzato il cuore?» chiese.

«Ma sì, a tuo…»

«A mio padre? A voi? A qualche vicino?»

Akesuk accese il motore. «Vieni», disse. «Andiamo a casa.»

Akesuk non aveva cambiato casa: abitava ancora in un piccolo complesso residenziale, grazioso e curato, con la facciata azzurra e il tetto blu scuro. Alle sue spalle, le colline salivano dolcemente e culminavano nel Ki

Benché fosse piccolo e mingherlino, Akesuk riuscì a prendere lo zaino dal piano di carico prima di Anawak, e tenendolo con una mano, con l'altra aprì di slancio la porta di casa. «Mary-A

Apparve un cagnolino che avanzò goffamente. Akesuk gli passò davanti, sparì all'interno e ricomparve dopo qualche secondo in compagnia di una do

«Mary-A

«La mia lingua è l'inglese», disse Anawak.

«Sì, naturalmente… Ormai.»

«Ma riesco ancora a capire.»

Mary-A

Anawak disse di sì in inuktitut. La do

«Vedo che non hai dimenticato la buona educazione», sorrise lo zio. «Non sei diventato un qallunaaq.»

Qallunaaq - al plurale qallunaat - era il nome dato ai non inuit. Anawak guardò in basso, si strinse nelle spalle e seguì Mary-A

«Li ha raccolti Mary-A

«Grazie, io…» Anawak scosse la testa. «Credo sia meglio che dorma all'hotel.»

Si aspettava che lo zio si offendesse, ma Akesuk sembrò semplicemente riflettere un po'. «Un drink?» chiese poi.

«Non bevo.»

«Neanch'io. Durante i pasti beviamo succo di frutta. Ne vuoi?»

«Sì, volentieri.»