Страница 5 из 30
Quel pomeriggio, quando il Nato Lontano giunse alla sua tenda, accompagnato da guardie che lo spiavano con sospetto e da un codazzo di ragazzini rumorosi che lo deridevano, Wold ricordò le parole che la ragazza aveva detto ridendo: «Tuo nipote, mio cugino». Perciò si sollevò in piedi e rimase fermo ad attendere il Nato Lontano, distogliendo lo sguardo e tendendo la mano in segno di saluto tra uguali.
E come un uguale salutò lo straniero, senza la minima esitazione. Avevano sempre quell'aria di arroganza, davano sempre quell'impressione di ritenersi di valore pari a quello degli uomini, indipendentemente dal fatto che lo credessero davvero. Il nuovo venuto era alto, ben fatto, ancora giovane; camminava come un capo. Ad eccezione del colore scuro della pelle, e dei suoi occhi neri e ultraterreni, lo si sarebbe potuto considerare umano.
— Sono Jakob Agat, Anziano.
— Che tu sia il benvenuto nella mia tenda e nelle tende del mio Clan, Alterra.
— Ti ascolto con il cuore — disse il Nato Lontano, facendo così comparire sulle labbra di Wold un debole sorriso; non aveva più udito quella frase, fin dal tempo di suo padre. Era strano come i Nati Lontano ricordassero sempre le antiche usanze, riportando alla luce ciò che era sepolto nel passato. Come poteva conoscere, quel giovanotto, una frase che soltanto Wold e, forse, un paio dei più vecchi di Tevar potevano ricordare? Faceva parte della diversità dei Nati Lontano: una diversità che veniva chiamata stregoneria, e che induceva la gente ad aver paura della razza nera. Ma Wold non li aveva mai temuti.
— Una nobildo
— E nessun altro di Landin l'infrangerà finché vivrò io.
Il vecchio capo si era commosso al suo stesso discorsetto, mentre ancora lo pronunciava: ora c'erano lacrime nei suoi occhi; si mise a sedere sul baule di cuoio dipinto, schiarendosi la gola e battendo le palpebre. Agat rimase in piedi: ritto, con un mantello nero, gli occhi scuri nel volto scuro. I giovani cacciatori che lo sorvegliavano erano irrequieti, i bambini spiavano la scena, bisbigliando e dandosi spintoni, davanti al lato aperto della tenda. Con un unico gesto, Wold li cacciò via tutti. Il lembo della tenda ve
Sospirò e disse: — Moglie! — con la sua voce roca, in chiave di basso. La vecchia Kerly riapparve, con gli occhi fissi. — Siediti — Wold disse ad Agat, che si sedette a gambe incrociate, accanto al fuoco. — Vai via — Wold brontolò all'indirizzo della moglie, che si affrettò ad allontanarsi.
Silenzio. Con somma cura e attenzione, Wold sciolse i nodi di un minuscolo sacchettino di pelle che portava appeso alla cintura della tunica; estrasse un pezzettino di resina di gesin, ne prese un frammento quasi invisibile, rimise a posto la resina, legò il sacchettino, e posò il frammento su un carbone acceso, ai margini del fuoco. Un riccioletto di fumo amaro e verdognolo si sollevò; Wold e lo straniero, insieme, fiutarono profondamente, chiudendo gli occhi. Wold tornò ad appoggiarsi all'orinatoio ricoperto di pece, e disse: — Ascolto.
— Anziano, abbiamo ricevuto un messaggio dal nord.
— Anche noi. È giunto ieri un corriere. — (Era ieri?).
— Ha parlato della Città Invernale di Tlokna?
Il vecchio rimase immobile a lungo, fissando il fuoco e respirando profondamente, come se avesse voluto cogliere un'ultima particella del fumo di gesin. Si masticò l'interno delle labbra, e la sua faccia (come egli ben sapeva) era dura come un pezzo di legno, vacua, caparbia.
— Non vorrei essere il portatore di una cattiva notizia — disse lo straniero con la sua voce tranquilla e severa.
— Non lo sei. Siamo già al corrente. È molto difficile, Alterra, discernere la verità in storie che giungono da molto lontano, da altre tribù di altre montagne. Occorrono otto giorni di viaggio, anche per un corriere, da Tlokna a Tevar; il doppio di questo tempo se si viaggia con tende e ha
— Anziano, questa volta occorrera
— Alterra, ti ascolto… Adesso ascoltami tu. A volte gli uomini si spaventano e scappano prima ancora che sia giunto il nemico. L'abbiamo sentito raccontare, e abbiamo ascoltato anche la storia che tu mi hai riferito. Ma io sono vecchio. Ho visto due volte l'Autu
— Ti ascolto — disse lo straniero.
— I Gaal vivono nel nord, al di là delle più lontane catene montuose degli uomini che parlano la nostra lingua. Ha
Il giovane Nato Lontano rimase seduto con la testa china, intento a riflettere: rimase abbastanza a lungo in quella posizione perché Wold potesse rivolgere lo sguardo direttamente sul suo viso, per un attimo.
— Tutto ciò che hai detto, Anziano, è la verità, l'intera verità, ed è sempre stata la verità negli a
Il vecchio fissò lo sguardo in un punto a lato, per un lungo istante, e poi disse assai pesantemente, parlando con voce carica d'ira: — Tu parli, io non ascolto. Tu dici che la mia gente sarà sconfitta, uccisa, resa schiava. La mia gente è composta di uomini, e tu sei un Nato Lontano. Riserva per il tuo nero destino le tue parole buie!
— Se gli uomini sono in pericolo, noi siamo in pericolo ancor di più. Sai quanti di noi sono rimasti a Landin, ora come ora, Anziano? Meno di duemila.
— Così pochi? E le altre città? La tua gente abitava su tutta la costa fino al nord, quando ero giovane.
— Finite. I superstiti sono venuti da noi.
— Guerra? Malattie? Non avete malattie, voi Nati Lontano.
— È difficile sopravvivere in un mondo per il quale non sei nato — disse Agat, cupo e conciso. — Comunque, siamo pochi; siamo deboli di numero: chiediamo di essere gli alleati di Tevar quando giungera
— Giungera
— Non ha
Bruscamente, con profondo orrore, Wold vide l'immagine di ciò che Alterra gli diceva: vide sfilare l'orda interminabile, schiera dopo schiera, lungo i passi montani, condotta da un alto condottiero dal volto camuso, vide gli uomini di Tlokna — o erano quelli di Tevar? — giacere massacrati sotto le mura distrutte della loro città, e il ghiaccio formarsi simile a schegge sul sangue raggrumato… Scosse il capo per cancellare dalla mente quelle immagini. Che cosa gli era successo? Rimase a lungo in silenzio, masticandosi l'interno delle labbra.
— Bene, ti ho ascoltato, Alterra.
— Non completamente, Anziano. — Questa era maleducazione degna di un barbaro, ma quell'individuo era uno straniero, e in fin dei conti era un capo della sua gente. Wold gli permise di proseguire. — Abbiamo il tempo di prepararci. Se gli uomini dell'Askatevar e quelli dell'Allakskat e del Pernmek sara