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Poi si voltò e si affrettò ad allontanarsi lungo le ripide strade e rampe, coprendosi il capo con il cappuccio di pelliccia, distogliendo gli occhi dai pochi Nati Lontano che incontrava lungo la via. Ma perché fissavano negli occhi, a quel modo, le persone, così come facevano soltanto i morti e i pesci? Gli animali a sangue caldo e gli esseri umani non si comportavano così, non si fissavano negli occhi come gli stranieri. Nel varcare la porta che dava sull'entroterra, ella provò un forte senso di sollievo e si diresse sveltamente verso la vetta, fra gli ultimi rossi bagliori della luce pomeridiana; poi attraversò la foresta morente, e infine fu sul cammino che conduceva a Tevar. E allorché il crepuscolo già volgeva verso l'oscurità, al di là dei campi di stoppie ella scorse le minuscole stelle della luce dei fuochi, proveniente dalle tende che circondavano l'ancora incompleta Città Invernale sulla collina. Si precipitò verso il tepore, la cena e l'umanità. Ma anche nella grande tenda femminile del suo Clan, inginocchiata accanto al fuoco e intenta a rifocillarsi di stufato, in mezzo alle do
e e ai bambini, continuò ad avvertire un senso di stranezza, di estraneità, che le indugiava nella mente. E stringendo la mano destra, le parve di sentire nella palma una manciata d'oscurità, là dove egli aveva lasciato il suo tocco.